Gli aborigeni e il peso della vergogna: la storia dei nativi australiani.

Cosa vi viene in mente quando pensate agli australiani?

Il gentil sesso probabilmente penserà ai surfisti biondi e palestrati, il resto della popolazione sarà confuso in un misto di immagini che spaziano dai canguri al fish and chips per approdare con poca convinzione su degli esseri umani biondi e pallidi dalle origini dubbie e confuse.

Infine, una piccolissima parte di voi avrà forse pensato ai veri australiani, i nativi di questa terra, coloro che la abitano da oltre sessantamila anni, i cosiddetti aborigeni: quella fetta di individui che si pensa isolata nelle riserve, ghettizzata nella propria terra natia, costretta agli stenti pur di sopravvivere.

Un’immagine semplicistica e vigliacca che fa il paio con le vicende dei nativi americani.

La vera storia dei nativi australiani, però, non è riportata nei nostri libri di storia, al loro olocausto non è associata la rilevanza corrisposta ai campi di concentramento nazista o ai massacri delle foibe.

Dell’Australia studiamo il colonialismo inglese, la spinta espansionistica che seguì l’arrivo di Cook nel continente e la peculiare fauna che la caratterizza; quando si parla di Australia si sta probabilmente parlando di Australian Open o di squali feroci; dell’Australia conosciamo le due città più popolose, Sydney e Melbourne, e spesso ignoriamo che la sua capitale è Canberra e non Sydney; si parla di Australia per indicare il paradiso climatico dell’estate perenne e l’habitat prediletto dai ragni giganti.

aborigeni australiani storia arte

Eppure non si parla dell’uccisione di milioni di nativi australiani, non studiamo la loro triste fine nei campi di lavoro, non conosciamo la loro attuale condizione di vita, ignoriamo il fatto che la loro cultura sia mutilata giornalmente e, soprattutto, non siamo consapevoli del fatto che, per alleggerire il senso di colpa e addolcire l’opinione pubblica, il governo australiano elargisca cospicue somme di denaro ad ogni singolo aborigeno.

Facciamo un passo indietro, sarete sicuramente confusi, io stessa lo sono. Vivendo in Australia da quasi due anni mi sono fatta un’idea basata su ciò che ho visto e letto, sulle informazioni che ho reperito sul web e sulle conversazioni ascoltate e intrattenute con i nuovi australiani – quelli spesso biondi, con il nonno inglese, irlandese o italiano.

Brevi cenni di storia 

  • Tutto comincia con l’arrivo degli inglesi e con l’istituzione del cosiddetto “Terra Nullius” un decreto secondo il quale il continente australiano era vuoto-di nessuno fino all’arrivo dei colonizzatori.
    Tale decreto è rimasto in vigore fino al 1992 ma negli ultimi ventisei anni gli aborigeni non hanno visto la restituzione delle loro terre.
  • In un secolo di colonizzazioni la popolazione aborigena è passata da un milione di individui ad appena 60.000 a causa delle malattie ancora sconosciute e della condizione di schiavitù a cui furono sottoposti.
  • Il tentativo di sterminio da parte dei coloni continua con la più brutale delle azioni: l’allontanamento dei bambini aborigeni dalle loro famiglie natie e l’affidamento a collegi cattolici o a famiglie bianche, la mossa finale per sradicare la cultura dei natii di queste terre.

Come vivono gli aborigeni australiani oggi?

Se quanto avete letto fino ad ora vi è sembrato triste, sappiate che la parte più drammatica deve ancora arrivare.

Il primo dato agghiacciante riguarda il tasso di criminalità tra gli aborigeni, seguito da indici assurdamente bassi per livello di assistenza sanitaria, speranza di vita e accettazione sociale.

Sebbene il Terra Nullius sia stato abolito gli aborigeni sono tutt’altro che integrati nella nuova vita australiana, la maggior parte di essi vive in zone remote, coloro che vivono in città vivono nelle zone più degradate di essa e troppi aborigeni soffrono per problemi legati alle tossico dipendenze.

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Quindi cosa fa l’uomo bianco e privilegiato in questo scenario?

Denigra l’uomo nero svantaggiato, lo ghettizza nelle sue stesse terre, lo confina ai margini della società e, per pulirsi la coscienza, elargisce somme di denaro gratuito, in alcun modo connesse ad attività lavorative o competenze personali.

E dove volete finiscano i soldi di un individuo emarginato e annoiato? Ovviamente in sigarette, alcol e droghe.

Questi sono i nuovi aborigeni, gli aborigeni australiani del ventunesimo secolo.

Eppure anche tutto ciò sarebbe semplicistico… Drammatico ma pur sempre semplicistico.

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Sarebbe semplicistico perchè ancora oggi, nel 2018, nonostante la ghettizzazione, le umiliazioni e le difficoltà di adattamento ad uno stile di vita assolutamente diverso rispetto a quello che gli appartiene per diritto di nascita, molti nativi australiani continuano a coltivare le antiche credenze e conoscenze del loro popolo.

Ancora oggi nel 2018 ci sono aborigeni australiani che vivono nel bush in comunità autosufficienti che basano la propria sopravvivenza sulla caccia, la pesca e le specie vegetali naturalmente reperibili nel bush.

Sono comunità alcol free, drug free e spesso anche fuel free (purtroppo il fatto che molti aborigeni del bush siano dipendenti dalla benzina non è un mito).

Per cui quando girando per il centro di una grande città australiana vedrete aborigeni australiani suonare strumenti tradizionali o vendere quadri dipinti a mano ricordatevi lo scempio che c’è dietro quel tirare a campare.

Ogni volta che vedrete arte aborigena esposta in costose gallerie d’arte fermatevi a pensare a quanta emarginazione si cela dietro la finta accettazione di una tela colorata.

E quando guarderete la bandiera australiana ricordatevi di pensare anche a quella aborigena, così pregna e piena di significato:

  • rosso come la terra del bush
  • giallo come il sole che è vita
  • nero come la pelle dei nativi di queste terre

aborigeni australiani storia bandiera

Non lasciatevi ingannare dai discorsi superficiali e privi di fondamenta che vogliono gli aborigeni australiani come un popolo pigro e privo di spirito, non credete al fatto che questa situazione sia frutto del loro volere, non cadete nella trappola del “nessuno li obbliga a bere o drogarsi”. Provate a pensare tutto da un’altra prospettiva, una prospettiva meno privilegiata e sicuramente più scomoda.

Provate a pensare tutto ciò con gli occhi e la testa di qualcuno che è diventato ospite indesiderato in casa propria.

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