Giugno è finito.

Siamo a oltre metà del 2017 e io sono a un terzo dei miei 88 giorni di lavoro nelle farm per rinnovare il mio working holiday visa.

Ma facciamo qualche passo indietro, ci siamo lasciati nel giardino della mia casa di South Beach a Fremantle, vi raccontavo come è cambiata la mia vita da quando vivo in Australia e ora sono pronta a raccontarvi un nuovo capitolo.

Quando abbiamo deciso di partire per l’Australia lo facevamo con incoscienza quasi consapevole e con dei piani di ritorno più che certi.

Partivamo con un visto della validità di un anno ma con l’intenzione di tornare dopo nove mesi senza neanche provare a rinnovare per un secondo anno.

Dopo i primi mesi le nostre poche certezze hanno iniziato a vacillare e il desiderio di rimanere ancora un po’ si è lentamente insinuato nella nostra volontà fino a farci cercare lavoro nelle farm.

Il 20 maggio ci siamo messi in marcia da Perth con destinazione nord, forse Darwin, forse Broome, forse Carnarvon.

E così, dopo esserci arrivata quasi per caso, è così che da ormai un mese vivo a Carnarvon, un paesotto di sei mila anime che sorge sulle rive del fiume Gascoyne, fiume su cui si basano tutte le attività dalla zona e che io non ho ancora avuto il piacere di vedere perché attualmente – inverno australiano – è completamente prosciugato.

Fare le farm a Carnarvon la prima – tragica – settimana

    • Il caravan park: da bravi backpacker da quando siamo arrivati in Australia viaggiamo campeggiando qua e là; ci spostiamo con un’auto piena zeppa di tutto ciò di cui abbiamo bisogno ed è un po’ come avere una mini casa sempre in movimento.Appena arrivati, ancora senza un lavoro, ci siamo sistemati al Caravan Park più economico della città: 180$ a settimana per la sola piazzola, un furto.Passato l’entusiasmo iniziale del posto nuovo e della possibilità di fare nuove conoscenze abbiamo iniziato a sentire una terribile mancanza dei fornelli di una vera cucina prima, del bagno poi e del letto in chiusura.Dopo 10 giorni in quel caravan park abbiamo trovato – grazie ad un’enorme botta di c**o – una camera per 200$ a settimana ed è qui che viviamo e vivremo finché resteremo qui.

  • La ricerca del lavoro: la prima settimana di ricerche è stata orribile, una serie infinita di no pronunciati con tono scocciato.Continuavano tutti a ripeterci che ci sono troppi backpackers, che non c’è lavoro per tutti, che la stagione è in ritardo.Noi però non ci arrendevamo.Continuavamo ad andare di farm in farm, ad appendere annunci nelle bacheche della città, a chiedere ovunque, a cercare on line.Dopo due giorni di ricerche disastrose avevamo il nostro primo lavoro.
  • Il lavoro: i primi giorni di lavoro li definirei assurdi.Been picking – raccolta dei fagiolini – a 12$ per un cartone da 8kg.
    Un’ammazzata.
    Ore di lavoro per pochi spicci.
    Un caldo infernale. Troppo sole.La consapevolezza che quei giorni non erano validi per il rinnovo del visto che faceva a pugni con la voglia di lavorare, di fare qualsiasi cosa pur di non continuare a ricevere altri no.
    Abbiamo continuato due giorni e mezzo per appena 150$ in due, poi la chiamata di uno dei farmer con cui avevamo parlato durante la ricerca dei giorni precedenti.
    Avevamo il nostro primo lavoro: rimozione del fogliame in un vigneto, paga oraria e giorni validi per il rinnovo.Le cose iniziavano ad andare per il verso giusto.
  • Gli incontri: avete presente quando siete in giro per il mondo e appena incontrate degli italiani chiedete di dove sono?In ben sette anni di viaggi non ho mai incontrato un mio concittadino e solamente un umbro a Koh Rong – Cambogia.Come ci rimarreste se dentro la cucina del caravan park di Carnarvon incontraste due ragazzi della vostra stessa città, arrivati in Australia nel vostro stesso periodo e che come voi avevano precedentemente vissuto a Fremantle?E’ così, con questo assurdo gioco del fato che abbiamo conosciuto Camilla e Michael, i nostri attuali coinquilini.Ci siamo conosciuti e dopo un giorno eravamo già amici, pieni di vissuti comuni e diversità; entusiasti e sognatori eccoci ora ad affrontare le farm insieme.

In tutto questo cercare lavoro, scarpinare per campi e tentare sfiancanti raccolte di fagioli sotto il sole cocente abbiamo iniziato a rimpiangere di non aver stipulato un’assicurazione di viaggio prima di partire verso nord.

Ma di questo vi parlerò meglio in un altro post, la questione medicare e assicurazione è troppo complicata qui in Australia!

Fare le farm a Carnarvon seconda settimana

  • Finalmente una casa: Camilla e Michael hanno trovato la casa e il destino ha voluto che la coppia di francesi che occupava l’altra camera abbia deciso di partire prima del previsto, pronti a rimpiazzarli abbiamo traslocato prima che essi riuscissero ad andarsene del tutto. Eppure l’entusiasmo era destinato a svanire di nuovo, la camera infatti non aveva né i mobili né un letto, solo un materasso poggiato sul pavimento.In cucina non una pentola, un coltello o un elettrodomestico.Niente Wi-fi.
    Niente Wi-fi.
    Niente Wi-fi.Devo ancora riprendermi del tutto.
    E, di fatto, non so se potrò mai accettare la cosa.Ad ogni modo le cose sono migliorate.
  • Un nuovo lavoro: non avevamo ancora concluso il nostro primo lavoro che avevamo già appuntamento per iniziare il secondo.Qualche giorno prima avevamo conosciuto per caso uno dei contractor che aveva promesso di richiamarci per il pruning delle vigne.Non avevamo dato molto peso a quella promessa, in molti avevano promesso di richiamare senza poi farlo.E invece siamo già a quattro settimane di lavoro con relative buste paga – fondamentali per avere il rinnovo del visto (vi parlerò bene dell’argomento più avanti, quando anche io avrò capito qualcosa).Potiamo le vigne.
    E ogni vigna è maledettamente differente dalla precedente.
    Alcune sono giungle, altre alberelli che sembrano perire al primo tocco.
    E tu sei li con le tue forbici a combattere tra il dolore alle mani e la voglia di andare il più velocemente possibile per fare più soldi.
    E poi ci sono le cavallette, loro sono GIGANTI.
    Ci sono i ragni, meno di quanti me ne aspettassi, ma alcuni sono pericolosi.
    Non ci sono serpenti, o almeno io non ne vedo, e di questo sono grata a tutti gli dei pregati nell’universo.

Fare le farm a Carnarvon terza e quarta settimana

E arriviamo ad ora, al periodo in cui ho scritto questo folle articolo che altro non è che una raccolta confusa – molto confusa – di pensieri e fatti accumulatisi in questo lungo mese che non ho potuto dedicarmi al blog quanto avrei voluto.

Ora la mia stanza ha un armadio… diciamo.

La parola più opportuna forse è scaffale in acciaio ma tutto sommato mi piace, fa la sua parte e non è troppo brutto – qui in Australia il buon gusto in fatto di arredamento non è particolarmente diffuso.

Il materasso non poggia più sul pavimento ma su una serie di coperte, il proprietario di casa sostiene di non poter mettere la rete poiché i piedi di quest’ultima danneggerebbero il pavimento della camera – perché qui in Australia non hanno ancora capito che i pavimenti si fanno in ceramica o legno, qui continuano a mettere orribili moquette o tristi piastrelle autoadesive in plastica.

Le moquette si sporcano indelebilmente al solo guardarle e i pavimenti in plastica – tipo linoleum – si distruggono anche se ci poggi un semplice oggetto come un letto, un frigorifero o una lavatrice.

La cucina è ora dotata più o meno di tutto ciò che ci serve per preparare una gamma di piatti degna di un italiano – perché essere o meno in Italia non fa la differenza sul desiderio di mangiare BENE (sul fatto di riuscirci dovremmo aprire un nuovo capitolo).

Le mie mani hanno i calli causati dal lavoro e quindi fanno molto meno male.
I miei capelli sono sempre più un nido disordinato in cui potrebbe nascere una vigna.

Finalmente è arrivato il pacco di Kmart e ho dei vestiti adatti al lavoro.
Ho creato una lampada troppo figa.

Il sole è meraviglioso, scalda ma non ustiona più come i primi giorni.
La mattina si gela, letteralmente.
La sera anche.
Ma tra le 9 e le 17 sembra agosto in Italia.

Vorrei tornare in Italia anche solo per sette giorni ma non posso.
Non posso perché vivo a 1000 km dall’aeroporto più vicino.
Non posso perché il volo costa 1100$.
Non posso perché in una settimana in Italia ora come ora spenderei 2000$ come se niente fosse.
Non posso perché devo fare ‘ste benedette farm perché voglio rinnovare il visto.

Ma se riuscissi nell’intento di sdoppiarmi ca*zo quanto tornerei in Italia a fare aperitivi, mangiare all’aperto, stare in giro fino a tardi… e fare tutto ciò con tutte le persone che amo.

Tornando qui in Australia, a Carnarvon: continuo a non avere il Wi-Fi, i giga sul cellulare non bastano mai, sono sempre indietro con il blog perché non ho accesso alla rete.

 


Ma va bene così.

(a proposito domenica prossima sul canale YouTube un bel vlog in cui vi racconto un po’ cosa mi manca dell’Italia, per non perderlo iscrivetevi al canale).

 

Post scritto in collaborazione con Aig.

LASCIA UNA RISPOTA