Come vi immaginereste un luogo dove a farla da padroni sono hippie e anarchia?
Un luogo dove le leggi nazionali non valgono, dove la polizia non è libera di agire, dove non si possono scattare foto e la regola fondamentale è divertirsi.

E se vi dicessi che in questo luogo si crea un incredibile melting pot sociale dove si amalgamano individui di strati sociali, età e abitudini diverse?!

Probabilmente fareste una certa fatica ad immaginarvi qualcosa di simile alla vera Christiania

Purtroppo nel tempo l’immagine di Christiania è stata deteriorata dall’alone di pericolosità che secondo molti le aleggia intorno, dal continuo banalizzarla alla sola Pusher Street tralasciando completamente le idee che hanno portato alla sua nascita prima e alla sua resistenza dopo; è ormai un ventennio infatti che si parla di smantellare la comune, di cacciare gli squatters che vivono al suo interno ed eliminare il mercato di Pusher Street.

La verità però è che nonostante l’avvicendarsi di forze politiche differenti al governo danese, le loro pressioni per eliminare la cittadina e l’inasprimento delle leggi sullo spaccio, Christiania è ormai un vero simbolo della città di Copenaghen nonchè un’attrazione turistica vera e propria – vi basti pensare che ogni anno è visitata da oltre un milione di persone.

Le regole di Christiania

Niente panico, non c’è niente di complicato, all’ingresso della cittadella troverete dei cartelli con riportati i comportamenti da seguire al suo interno.

Fondamentalmente a Christiania regnano sovrane 3 regole:

Divertiti

Non correre

Non scattare foto

christiania copenaghen

 

Pusher Street – i coffee shop all’aperto di Copenaghen

Avevo sentito qualche racconto su Pusher Street, descrizioni più o meno attendibili di un luogo che solo dal nome appare poco raccomandabile, racconti che mi avevano costretta ad immaginare questa via come la peggiore delle piazze di spaccio e che inevitabilmente mi avevano portata a non aspettarmi nulla di buono da Christiania – meno sono le aspettative, minore sarà la delusione o maggiore la sorpresa!

In realtà l’errore sta nel considerare Pusher Street come fosse l’intera Christiania quando altro non è che una via e una piazzetta che occupa una piccola parte della cittadina.

Senza tanti giri di parole la fama di Pusher Street è legata alle bancarelle dalle tinte psichedeliche che vendono liberamente hashish e marijuana – ne più ne meno di quello che avviene in un coffee shop olandese – e alla presenza di qualche piantina di maria qua e la, come fosse una normale aiuola.

L’unica differenza con i famosi negozi olandesi sta nell’atteggiamento dei pusher che un pò per far scena, un pò per necessità,  indossano passamontagna e occhiali da sole per nascondere la loro identità e, come se non bastasse, davanti ai clienti sfoggiano vocioni da veri duri (in realtà se andate da queste parti dopo cena, quando sono rimaste aperte poche bancarelle e non c’è il frastuono turistico che contraddistingue le ore di luce, questi stessi pusher lavorano a viso scoperto e senza troppa irruenza…).

 

christiania-drug-stall

foto: www.vice.com/read/i-went-to-christiania

 Christiania è un luogo sicuro?

Lo so che la prima domanda che la maggior parte di voi si pone pensando a Christiana è se sia un luogo sicuro, se sia il caso andarci e soprattutto se non sia sconsigliabile andarci di sera.

Ci tengo a precisare che sono stata a Christiania tre volte in giorni e orari differenti e non ho mai avvertito situazioni pericolose, tutt’altro l’atmosfera che si respira al suo interno è pregna di relax, tranquillità e libertà.

Fatta eccezione per Pusher Street dove i pusher indossano passamontagna neri e occhiali da sole il resto del villaggio è colorato, fresco e accogliente.

Non è difficile scorgere intere famiglie con bambini, cinquantenni o anziani tutti accomunati dalla libertà che si respira in questo angolo di Copenaghen dove nessuno ti giudica.

 

 

christiania copenaghen

foto: http://www.vice.com/it/read/la-fine-di-christiania

 

La storia di Christiania

Christiana viene fondata da un gruppo di squatters nel 1971 in un’area militare dismessa; a seguito dello smantellamento dell’area militare la zona divenne un rifugio saltuario per i senza tetto, scarsamente controllata e semi abbandonata; fu così che gli abitanti delle zone circostanti ne rivendicarono l’utilizzo come area per far giocare i bambini.

Ben presto si sfociò nella contestazione del governo a causa della mancanza di abitazioni accessibili ai ceti meno abbienti.

E’ in questo contesto che il 26 settembre 1971 il giornalista e attivista Jacob Ludvigsen dichiara aperta Christiania, allora conosciuta come “La città militare proibita”; ben presto Christiania diventa il simbolo dell’opposizione hippie, anarchica e degli squatters tutti accomunati dal desiderio di avere una fetta di città autogestita che si ponesse in netto contrasto con le strutture preesistenti.

 

Nel giro di pochi anni il loro sogno prende vita e nasce una comune autogestita con delle regole proprie assolutamente indipendenti dal governo danese, un luogo con lo scopo di non discriminare il prossimo e trovare spazio per star bene e rilassarsi.

Benchè le droghe pesanti non siano ben viste all’interno della città queste hanno da subito rivestito il problema principale sia per la sicurezza interna che per il quieto vivere con lo Stato; infatti se il governo danese si impegna ad essere più o meno tollerante nei confronti di hashish e marijuana, lo stesso non si può dire per le altre sostanze che sono state spesso la causa di irruzioni della polizia accrescendo il pericolo per un possibile smantellamento della città.
Teoricamente, infatti, a Christiana le droghe pesanti sono vietate ma basta fare due passi al suo interno per accorgersi che qualcuno si è fumato ben più di una canna….. con questo non voglio assolutamente dire che sia pericoloso, anzi, alcuni individui sono davvero troppo storditi per curarsi dei turisti però ben poco è rimasto dello spirito e degli ideali che ne hanno accompagnato la nascita.

christiania copenaghen

A guardarla oggi Christiania sembra perfettamente integrata nel quartiere di Christianshavn, al suo interno vivono quasi mille persone in un contesto basato sull’aiuto reciproco e sulla condivisione – non quella social!!!! ma quella ben più complessa che riguarda la vita vera.

La comune è organizzata in modo tale che ognuno abbia dei compiti specifici da portare avanti per contribuire al bene di tutti.

Unica pecca? non è possibile trasferirsi a Christiana senza una bella raccomandazione da qualcuno che vive già al suo interno!

 

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Ti ho incuriosito con questo post su Christiania? Allora seguimi anche su Wanderlust Italia con la mia rubrica #MyHippieWorld, in arrivo un altro post su Christiania….e non solo.

12 COMMENTI

  1. Davvero ben scritto questo articolo su una parte di Copenhagen difficile da raccontare e spiegare a chi non l’ha potuta vivere.
    Io almeno ho sempre sentito pareri decisamente contrastanti e non ho mai capito se è un posto da evitare o da salvaguardare!
    Spero di poterla visitare presto per farmene una idea ancora più personale!
    Un bacione <3

  2. Dei miei amici che sono stati a Christiania ed hanno comprato qualche articoletto da questi pusher coi passamontagna, ci hanno detto sono stati mooolto maleducati e poco amichevoli…sinceramente già il fatto che si agghindino non mi piace molto ma certo, se dovessi andare a Copenaghen penso che un giretto lo farei pure io…!

    • Io ci sono stato 15 anni fa e ricordo più che altro i murales, i colori accesi, la grande tranquillità che ci si respirava. Sì, ricordo anche le bancarelle con la droga ma non persone col passamontagna e nemmeno se questi ‘venditori’ erano maleducati perché non gli rivolsi la parola. Sì ricordo anche qualcuno che aveva ‘caricato’ un po’ troppo ma è davvero un dettaglio. Perché è un aspetto secondo me marginale di questo luogo, certo, forse il più evidente o per alcuni scioccante…
      E’ un luogo con una storia interessante, con un’atmosfera particolare, unica, e credo vada visitato per questo.

      • Ciao Patrick, sono sempre felice di leggere i tuoi commenti.
        Temo che i “pusher aggressivi” siano lo scotto dell’essere commerciale della Christiania di oggi.
        La pensiamo allo stesso modo, qualcuno che esagera salta all’occhio di chi lo vuole vedere altrimenti è un posto così particolare, colorato e rilassante che non può che lasciare un bel ricordo.

        Un abbraccio

    • Ciao ragazzi 🙂
      Si sono per nulla amichevoli ma come ho scritto penso sia tutta scena.. le stesse persone le vedi a comprare un gelato e sono sorridenti e gentili, si sono costruiti un personaggio..

      Si, assolutamente merita un giretto!

  3. Nemmeno io ho visto i soggetti con il passamontagna…probabilmente stanno sfruttando un po’ questa cosa per far scena per i turisti…soprattutto dato che c’è sempre chi scatta qualche foto di nascosto con i cellulari…
    Comunque se non sbaglio i residenti di Christiania stanno raccogliendo fondi (ed i visitatori ne possono donare) per acquistare quella parte di terreno dallo Stato, in modo da poter vivere tranquillamente ed evitare eventuali “sfratti”.

    • Ciao Michela, grazie mille per il tuo commento.
      Ho sentito anche io questa storia della raccolta fondi ma non so effettivamente quanto sia vero, sarebbe un grosso passo in avanti.
      Si, di sicuro è tutta una cosa studiata a tavolino visto che gli stessi venditori sono abitanti di Christiania e questa cosa del passamontagna e dell’aggressività cozza un pò con lo spirito del posto.

      Ti abbraccio, Danila.

    • Ciao Alessandra, grazie a te per aver letto e commentato.
      Assolutamente non farti sfuggire una passeggiata da queste parti, ne vale la pena!

  4. Ho letti diversi articoli su Christiania essendo molto affascinata dalla sua storia e dal tuo emerge la verà realtà di questa comunità. Prima non sapevo cosa aspettarmi, ora sono molto più rassicurata. Andrò a Copenaghen ad agosto! Ovviamente non mancherò di visitarla 🙂

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