L’ultima volta che sono stata in ospedale era il 2000 e mi apprestavo a sottopormi ad un’operazione di rito: tonsille e adenoidi; da quel giorno mi sono tenuta il più possibile alla larga da farmaci e medici e da tre anni a questa parte gli unici farmaci presi sono stati un paio di buscofen, in fondo i malanni di stagione passano come arrivano, come avrei potuto immaginare che sarei finita in ospedale a Cuba?!

ospedale a cuba

 Ospedale a Cuba:…vi racconto la mia esperienza!

Tutto cominciò in una felice giornata di mare a Cayo Jutias: mare caraibico, spiaggia bianca, isola selvaggia e pesce fresco mangiato direttamente in riva al mare.

Cosa chiedere di più? Un mojito e magari dopo un bagno in mare.
Ecco ora è tutto perfetto.


Potevo, però, non portarmi dietro la mia classica nuvoletta alla Fantozzi?! Fu così che dopo aver messo la testa sott’acqua ho sentito un leggero colpo all’orecchio e ho esclamato “ecco! mi sono giocata l’orecchio”.

Mai profezia fu più azzeccata, il mattino seguente salì su un taxi collettivo destinazione Cienfuegos con un dolore lancinante all’orecchio sinistro che si placava soltanto per qualche ora dopo l’ingestione dell’ibuprofene.

I successivi due giorni sono passati tra alti e bassi, momenti in cui piangevo per il dolore e momenti in cui sembrava che si stesse risolvendo tutto.

La mattina del terzo giorno, dopo aver prolungato il soggiorno a Cienfuegos per riposare e provare a guarire, abbiamo deciso che una volta arrivati a Trinidad saremmo andati alla clinica internazionale.

A questo punto è iniziato il susseguirsi di visite, farmaci, antibiotici, consulenze con i medici dall’Italia e ritorni alla Clinica Internazionale finchè tutto non si è concluso il quinto giorno con la perforazione del timpano, dopo essere stata nel vero ospedale a Cuba ed essere stata visitata da uno specialista.

 

 ospedale a cuba

 

Nel mio caso, trattandosi di otite, i medici sono stati sin da subito sicuri della diagnosi generale, il problema era stabilire se si trattasse di un’otite media o un’otite esterna, differenza che si comprende con l’utilizzo di un otoscopio, uno strumento che da noi si da assolutamente per scontato ma di cui nell’ospedale a Cuba conoscono solo il nome; infatti sono stata visitata senza otoscopio sia alla clinica internazionale, dal medico generico, che all’ospedale, dall’otorino laringoiatra.

Al di là della disponibilità di attrezzatura specifica che in casi di episodi gravi può causare problemi, e dell’obbligo di dover passare per una clinica internazionale con annessi tempi morti, devo dire che l’esperienza è stata entusiasmante.

Ogni singolo cubano incontrato in strada si preoccupava di chiedermi cosa avessi all’orecchio, mi indicava la clinica vicina e mi chiedeva se ero riuscita ad acquistare i farmaci necessari.
La dottoressa della clinica di Trinidad mi ha visitata più volte nell’arco dei diversi giorni interessandosi a me con fare materno e chiedendomi anche di tornare per un controllo dopo la fine del suo estenuante turno – se ho capito bene ai medici cubani che lavorano in ospedale a Cuba spettano turni anche superiori alle 24h consecutive!.

Ma in assoluto il momento più bello è stato l’arrivo in ospedale: nessuna struttura gigante e nuova ad aspettarci, nessuna grande insegna, niente ambulanze parcheggiate fuori, solo una struttura ad un piano dall’aspetto anonimo che sarebbe potuta sembrare tranquillamente un centro commerciale.

Una volta dentro è stato anche meglio di come lo potessi immaginare: gente ovunque, chi rideva, chi cantava, qualcuno parlava al telefono, altri intrattenevano conversazioni di gruppo; non c’era neanche una persona in silenzio in disparte, era una situazione diametralmente opposta a quella che siamo abituati a vedere nelle sale d’aspetto italiane.

Ero così divertita e stupita che per qualche secondo sono riuscita ad ignorare il dolore e ho sorriso anche io in quel marasma che più di un ospedale pareva un mercato.

E non è tutto!

Durante le visite con il medico, altri pazienti solo soliti entrare nello studio e chiedere qualcosa, tutto in completa libertà, come se nulla fosse.

 

 Ospedale a Cuba: come funziona per i turisti?

Come vi ho già spiegato nel post sull’organizzazione di un viaggio a Cuba fai da te, per potersi recare sull’isola è OBBLIGATORIO stipulare un’assicurazione sanitaria che copra eventuali spese mediche.
Infatti nel caso abbiate bisogno di un medico potrete recarvi esclusivamente alle cliniche internazionali, di solito aperte 24h, dove sarete visitati dal medico di turno che vi dirà se avete bisogno di uno specialista o vi prescriverà i farmaci necessari.

Nel caso in cui abbiate bisogno di uno specialista l’infermiera si preoccuperà di accompagnarvi, in autoambulanza, fino all’ospedale e quindi farvi vedere subito il medico (i non cubani non possono recarsi direttamente in ospedale, hanno bisogno della prescrizione del medico della clinica internazionale e dell’infermiera a fare da intermediario).

Una volta conclusa la visita sarete riaccompagnati, sempre in autoambulanza, alla clinica dove potrete acquistare eventuali farmaci.

Per essere visitati si pagano 25 cuc per ogni medico più eventuali tariffe notturne e l’eventuale costo dei farmaci; l’autoambulanza è gratuita.

Ogni pagamento è puntualmente fatturato e tutte le ricette vi verranno consegnate, assieme ai referti e agli scontrini in modo da poterli presentare alla compagnia assicurativa per ricevere il rimborso.

 

ospedale a cuba

 

Ospedale a Cuba: quale assicurazione scegliere?

Dopo questa esperienza ho deciso di stipulare una polizza annuale che mi copra durante tutti i miei viaggi, visto mai ne possa aver di nuovo bisogno; non appena avrò scelto la mia vi dirò di cosa si tratta e i relativi costi.

Nel caso in cui preferiate un’assicurazione per il singolo viaggio posso consigliarvi il pacchetto unico con il visto della Pampero Viaggi  direttamente on line(visto e assicurazione per due persone 120 euro); nel mio caso la compagnia assicurativa era erv-Italia e devo dire di essermi trovata benissimo, appena tornata ho spedito le pratiche e in un mese ho ricevuto il rimborso.

 

 

E questa era la mia avventura-disavventura con l’ospedale a Cuba. Vi è mai capitato di star male durante un viaggio e aver avuto bisogno di un medico? Come è andata? Raccontatemelo in un commento! Sono sicura di non essere l’unica Fantozzi in circolazione! 

 

8 COMMENTI

  1. Dai, il lato positivo è che hai potuto conoscere meglio la realtà sanitaria cubana. L’unica volta che non son stata bene in viaggio è stato da ragazzina…gastroenterite a Disneyland..con chiamata notturna al medico e punture!! Ma non ricordo proprio come avevamo fatto per l’assicurazione..

    • Ciao Michela, grazie mille per il tuo commento.
      Certo che ne serve di sfiga per ammalarsi in viaggio! Però dici bene almeno in questo modo ho conosciuto un lato in più di Cuba… anche se, ripensando al dolore, non tornerei mai indietro!

  2. Ricordo i tuoi messaggi… che dolore poi il mal d’orecchie! Insieme ai denti il peggiore!
    A me non è mai successo nulla per fortuna…teniamo le dite incrociate va!
    Bella però sta cosa che tutti entrano ahahaha mi sarei fatta delle risate assurde 🙂

    • Eli tesoro anche noi abbiamo riso da morire e ridevamo ancora di più ad immaginarci la classica mamma italiana che gira con 6L di amuchina!

  3. Grande Danila! Ottimo post.
    Si, a noi è capitato in Etiopia.

    Prendiamo dalla capitale Addis Abeba un autobus locale, dopo 9 ore di autobus arriviamo ad Arba Minch, un piccolo villaggio, da li percorriamo 5 ore di jeep in strade sterrate per andare a scovare queste popolazioni tribali dimenticate da Dio.
    Lungo la strada in jeep Enzo inizia ad avere dolori alle orecchie, fino a non sentirci più.
    Porco cane, che si fa ? Dovevamo fare 5 giorni dispersi in questi villaggi e di certo qui non si trovavano ospedali!!! Meglio chiedere aiuto subito.
    Parliamo con il nostro driver, “non vi preoccupate, appena arrivati al villaggio vi porto in clinica”.
    Arriviamo al villaggio col buio, lui ci “lascia” ad un suo amico, “affidatevi a lui…”

    L’amico prontamente ci chiede “state male? avete la malaria? ” (per loro era una cosa normale, e noi abbiamo un “semplice” mal d’orecchie). “no, non ci sente più.
    “ok, vi sto portando dal medico più bravo di tutta la regione”.
    Arriviamo alla “clinica”.una baracca in un campo di terra rossa, ma sembrava pulita.Bambini in braccio alle mamme che non piangono,ma si vede che non stanno bene.
    C’è la coda, ma noi entriamo subito. siamo bianchi. Con noi entrano tutti, da ascoltare, la privacy non esiste, ovvio! Enzo non sta bene, io spiego tutto al dottore, lui visita Enzo, molto molto semplicemente, ovviamente!
    “non ha niente, sta bene, ha preso un pò d’aria oggi, non si preoccupi.State attenti alle correnti d’aria”. E tutto finisce li.

    Quando siamo usciti non riuscivamo a capire le nostre emozioni. Eravamo sinceramente imbarazzati dalla situazione, forse non era nulla ed eravamo passati davanti a tutti.
    Ma Enzo effettivamente stava male!! E poi come faceva ad aver preso l’aria, siamo stati chiusi tutto il giorno in mezzi pubblici!!

    Per fortuna avevamo l’antibiotico generale, ha preso quello e dopo qualche giorno tutto è passato….
    Non aveva mai avuto mal d’orecchie e non gli mai più tornato..
    I casi della vita…

    Bravissima Danila! Mi hai fatto venire in mente questi ricordi speciali e ho deciso che ci scriverò un articolo!! (anche se ora siamo in manutenzione!!!)
    a presto ciauuu

    • Ciao Chiara,
      grazie a te per aver condiviso i tuoi ricordi.
      Anche voi avete avuto problemi di orecchie…vai a capire perchè proprio loro che di solito non danno grosse problematiche.

      Capisco perfettamente la tua sensazione di imbarazzo, l’ho sentita anche io in ospedale passando avanti a tutti – perchè così mi è stato detto di fare.

      Non vedo l’ora di leggere di nuovo la vostra esperienza nel dettaglio!

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