Screenshot_2015-09-09-10-12-46-01

 

Il tempo é una strana entità non trovate?

 

Passiamo il primo decennio della nostra vita ignari di quanto sia prezioso, ci prendiamo quasi gioco di lui sperando passi il più velocemente possibile fino a renderci adolescenti prima e adulti dopo.

E poi d’improvviso dopo la maggiore età inizi a renderti conto che il tempo passa, corre, ti schiaffeggia con il suo essere fugace e non c’è nulla che tu possa fare per rallentarlo.

 

Il tempo é una delle poche cose giuste, eque della vita.

Come la morte non guarda in faccia nessuno, non si cura della tua classe sociale o del tuo conto in banca, non gli interessa che tu sia buono o cattivo, bello o brutto, il tempo passa per tutti allo stesso modo e non si può fare altro che accettarlo.

 

Il tempo ha lo straordinario potere di lasciare tutti inermi al suo passaggio, non gli importa quanto tu possa lottare per impedirgli di correre.

 

Eppure io non mi sento padrona del mio tempo, so che ne sto perdendo tanto ma non posso smettere di venderlo al migliore offerente.

 

Che poi cosa é il lavoro se non un’asta sul valore del nostro tempo!? Non sareste anche voi disposti a cambiare attività a favore di uno stipendio 5 volte più alto!? E come la chiamate voi questa se non una vendita al rialzo del proprio tempo!?

 

Parliamoci chiaro… A parte quei pochi fortunati che hanno capito cosa amano fare e sono riusciti a rendere una passione la propria professione, tutti gli altri lavorano per la paga, sopravvivono al loro turno di lavoro ansiosi che la giornata volga al termine e quando finalmente esci dall’ufficio, il tempo inizia a correre più veloce.

 

Non fai neanche a tempo a tornare a casa che hai già sprecato un’ora preziosissima nel traffico e poi c’è da preparare la cena, dare una rassettata alla casa e quando finalmente dopo cena puoi fermarti a guardare quel film che tanto volevi vedere sei così stanco da addormentarti poco dopo i titoli di testa e quando ti risvegli é già ora di correre al lavoro, adempiere ai tuoi doveri, sperare che qualcuno offra di più all’unico oggetto presente alla tua asta: il tuo tempo.

 

É come un circolo vizioso, sei schiavo di una condizione immutabile, cosciente di una situazione che non puoi plasmare, puoi lottare, puoi provarci ma non è detto che alla fine vincerai la tua guerra.

 

Che poi quando aspetti qualcosa, quel qualcosa che può renderti felice, il tempo sembra andare un po’ più veloce ma quando arrivi al tuo traguardo il tempo mette il turbo e ti strappa di mano ciò che tanto volevi.

 

Anche per i viaggi é così: prenoti con mesi di anticipo ed é tutto un count down fino alla partenza e poi non fai neanche a tempo a rendertene conto che il viaggio è già finito e sei di nuovo a casa, pronto ad andare a lavoro con le sole memory Card dei device a ricordarti che hai fatto davvero quel viaggio non é solo frutto della tua immaginazione.

 

E quando sento frasi come “se non lavorassi non saprei davvero cosa fare” mi sale il sangue alla testa, la rabbia mi accieca.

Se non dovessi spendere più della metà del mio tempo in mediocri attività lavorative potrei studiare una nuova lingua come sogno da tempo di riuscire a fare, potrei perdere ore con Photoshop fino ad imparare ad usare almeno le funzioni di base, potrei andare in palestra senza catapultarmici come faccio di solito, potrei preparare tutti i miei pranzi e le mie cene, potei smettere di sbirciare il tramonto attraverso le vetrine del luogo in cui lavoro e andarlo a guardare davvero gioendo alla sua vista.

 

Se non dovessi vendere il mio tempo non dovrei rinunciare a scrivere per il mio blog perché troppo stanca per farlo la sera, potrei fare tutto con calma, potrei stare ferma su una panchina ad osservare il mondo tentando di capirlo, potrei smettere di rinunciare alle persone che amo perché sopraffatta da troppi impegni per dedicargli il tempo e l’attenzione che meritano.

 

Già potrei…. Ma in realtà non posso.

Perché se non vendessi il mio tempo chi pagherebbe la mia palestra? Chi si occuperebbe del mio affitto e del mio cibo? Chi pagherebbe i miei viaggi? Chi pagherebbe la mia università o i miei corsi di formazione?!

 

E quindi provo a non pensarci, provo a dimenticare che tra pochi mesi compierò 24 anni e da ormai 6 vendo il mio tempo al migliore offerente per riuscire a coltivare le mie passioni nei miei ritagli di vita.

 

E allora lo chiedo a voi: vi sentite padroni del vostro tempo? Pensate di usarlo nel modo migliore?

 

7 COMMENTI

  1. Ciao Danila,

    Oggi è domenica e sto lavorando, quindi ho già praticamente risposto alla tua domanda.

    Io sono parte di quell’infinità di persone che non puo’ permettersi di non vendere il proprio tempo a chi lo paga “meglio”.

    Fa rabbia anche a me chi dice “vado a lavorare perchè altrimenti cosa faccio a casa?”. Ho una lista immensa di cose che voglio fare e sfrutto ogni ora libera per farle, per dedicarmi al blog, a studiare la SEO, l’inglese, eccetera.

    Quello che mi spinge ad andare avanti è perchè so benissimo come spenderó i soldi che sto guadagnando. Quindi – in attesa di trovare qualcuno che paghi meglio il mio tempo – alla fine va bene così.

    Ti capisco in pieno, ed hai fatto un gran bel post 🙂

    Elisa

    • Ciao Elisa, grazie infinite per essere passata di qui e aver condiviso con me la tua esperienza!
      Scrivere post così personali a volte mi fa sentire molto vulnerabile e sciocca ma poi arrivano commenti come il tuo e capisco che non ho sbagliato a pubblicarli perchè non sono la sola in questa situazione.

      Dici bene… sapere dove andranno i soldi che sto lavorando mi fa star meglio perchè so che gli sforzi non sono vani e nel frattempo si aspetta un’offerta migliore.

      ti abbraccio, Danila.

  2. Non sono padrona del mio tempo da troppo orami… ho passato anni a lavorare, troppo, ed a non avere un attimo da dedicare a me stessa.
    Oggi ho qualche ora in più a mia disposizione ma sino così angosciata occupata per il futuro che non riesco ad afferrare l’attimo.
    Nel frattempo mi avvicino sempre più ai 30 anni e…

LASCIA UNA RISPOTA