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Sapa era un sogno di quelli che mi facevano sussultare se solo pensavo di realizzarlo, uno di quelli potenti e timidi, di quelli che sembrano impossibili da realizzare ancor prima di provarci.

Morivo dalla voglia di vedere quelle risaie terrazzate a perdita d’occhio, quel misto di verde e marrone perfettamente ordinato e geometrico, attraente per gli occhi come fosse una calamita, rilassante e appagante come solo il mare sa essere; Sapa è questo e molto altro.

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Sognavo di fermarmi a guardare quelle terrazze infinite, con bordi e canali perfettamente costruiti per far scorrere l’acqua dall’alto al basso, quelle risaie terrazzate dove decine di uomini, donne e bambini lavorano da mattina a sera perché il prodotto di quel lavoro sarà una delle loro maggiori fonti di sostentamento per l’intero anno.

Quelle stesse risaie terrazzate dove non ci sono trattori, ne zappe meccaniche, dove tutto il lavoro si fa a mano o con l’aiuto dei BMW d’Asia: dei giganteschi bufali, un po’ spaventosi a primo sguardo ma assolutamente mansueti con l’uomo.

Quei bufali che sono fondamentali per gli abitanti di Sapa e dintorni ma che a causa dei cambiamenti climatici troppo repentini stanno morendo sempre più.

 

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A Sapa non ho trovato solo risaie terrazzate ma anche cascate, natura a perdita d’occhio, montagne, minoranze etniche e ottimo cibo, se possibile più spartano e saporito che in città.

A Sapa ho visto di nuovo un modo di vivere autentico, basta prendere uno scooter e andare appena fuori gli itinerari più battuti, senza guardare la mappa, senza preoccuparsi del dove si é o dove si sta andando, solo così arriverete a saggiare in prima persona uno spaccato di vita vietnamita.

Un pezzo di vita di quelli che vivono lontani dalle città e dalla “civiltà”, dove le case sono fatte di legno e sono piccole piccole e traballanti, così tanto che non so come facciano a vivere li quando l’acqua scende dal cielo come dalla più copiosa delle cascate e il vento soffia impetuoso e a Sapa piove praticamente ogni giorno, ben 300 giorni l’anno.

 

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Quelle vite di bambini che quando ti avvicini, ti guardano esterrefatti e quando gli offrì un pezzo di cioccolato – perché altro non avevo e dare i soldi e sbagliato! – ti guardano perplessi e finché te non gli fai capire che si mangia non lo mettono in bocca.

Capite?

Qui bambini non avevano mai visto il cioccolato e quando io gli ho dato il poco che avevo non hanno litigato tra loro per prenderlo, hanno deciso di dividerlo e la bimba più grande – meno di 6 anni – ha lasciato la parte più grande al fratellino – meno di due anni.

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Come può un episodio del genere non rendere felici?

Come puoi non sentirti fortunato e appagato quando capisci quanto poco basta ad altri esseri umani per sorridere genuinamente e guardarti estasiati, grati.
Come si può non voler tornare a guardare quegli sguardi felici?

Come si fa ad accettare di vivere in una società nera dove di grazia se ti sorride una persona al giorno e siamo tutti pronti a farci la guerra?

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A Sapa ho ritrovato la genuinità che avevo percepito anni prima a Chiang Mai, sulle pendici del Doi Sutep, li do si vive con poco ma si ha tanto dentro e la moneta più preziosa è il sorriso.

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INFO UTILI per raggiungere SAPA:

– Sapa si raggiunge in treno da Hanoi con un viaggio di circa 5 ore più eventuali ritardi. Il biglietto costa 43€ a testa per una cuccetta condivisa in quattro persone; é consigliabile acquistare il biglietto con qualche giorno di preavviso per non rimanere a piedi.

– NB: alla stazione di Hanoi non sanno minimamente cosa sia l’inglese quindi provare ad acquistare li il biglietto é follia.

 

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