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Quando Francesco mi ha proposto un’escursione sul FanSiPan pensavo scherzasse, ero convinta che volesse solo vedere la mia reazione alla sua idea; quando mi sono ritrovata in un’agenzia di Sa Pa che organizza escursioni sul FanSiPan ho realizzato di essermi messa in una situazione davvero scomoda – per non dire terribile; il giorno successivo mi aspettava un trekking di circa 24km per arrivare in cima al tetto dell’Indocina.
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Ora, una premessa è dovuta: io e Francesco siamo forse i tipi meno sportivi del cosmo, non per mancanza di attitudine ma solo per cattiva abitudine o alle volte mancanza di tempo; fino a un paio di anni fa sono riuscita ad allenarmi con regolarità anche in inverno ma, da quando al lavoro e l’università ho affiancato anche il blog e un corso di inglese, ho serie difficoltà a trovare tempo e voglia di fare sport.
Per quanto riguarda Francesco non ha MAI praticato uno sport in vita sua fatta eccezione per due mesi di palestra, uno nel 2014 e uno nel 2015.
Il trekking giornaliero del FanSiPan è consigliato agli esperti del settore, le nostre precedenti esperienze di trekking si contano su una mano: un’escursione domenicale sul Monte Subasio e una camminata simil trekking lo scorso anno in Sardegna.
Fine premessa.

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Il Fan Si Pan si trova a nord ovest del Vietnam a pochi chilometri da Sa Pa e dal confine con la Cina; con i suoi 3143 metri è la cima più alta del Vietnam e di tutta l’Indocina!
Dopo aver dedicato il primo dei nostri due giorni alla scoperta dei dintorni di Sa Pa e la visita ai villaggi degli H’mong e degli Dzao Rossi, abbiamo deciso di cimentarci in una vera e propria sfida: 12 km di trekking per arrivare alla vetta e 12 km per tornare giù.

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Svegli all’alba abbiamo trovato la nostra guida – Thich – ad attenderci sul van che porta al punto di partenza a 1800 metri; intorno a noi lo scenario era quasi spettrale, il sole ancora basso e la nebbia dolcemente adagiata sui fianchi dei monti a dare l’impressione di un cielo che si avvicinava progressivamente.

La terra era bagnata e di tanto in tanto si finiva per mettere i piedi in una grossa pozzanghera, residuo del diluvio della notte precedente.
Da subito ho capito che il mio abbigliamento era assolutamente inadeguato, indossavo leggins, maglietta, felpa con cappuccio e scarpe da tennis; neanche un indumento impermeabile.
Thich indossava invece pantaloni pesanti, galosce e una giacca impermeabile; avrei voluto mi dicessero di portare una mantella per la pioggia!
Il percorso prevede due brevi tappe ai base camps e ha una durata di circa sei ore all’andata e sei al ritorno… un vero tour de force!
Facendo ben attenzione a non lamentarmi e non frignare – non avrei mai accettato di essere additata come femminuccia -, mi sono incamminata ormai rassegnata nella nebbia fitta e appiccicosa che bagna i vestiti e penetra le ossa.
Man mano che si sale in altitudine il percorso diventa più impervio, le salite più ripide, le rocce più scivolose e il vento più freddo e tagliente; ci credete, però, se dico che basta arrivare a metà strada, guardarsi intorno, e sentire tutta la fatica volar via?!
Basta fermarsi un secondo ad ascoltare la natura per convincersi che qualsiasi sforzo sarebbe ripagato, basta guardare l’orizzonte e sentirsi in un vortice, il vento sposta la nebbia facendo oscillare i monti qua e la, tutto sembra muoversi; boschi e foreste a perdita d’occhio, montagne così alte da sembrar vicine seppur lontane.
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Dopo quasi cinque ore di trekking siamo arrivati al campo base dei 2800 metri dove la sottoscritta ha deciso di fermarsi ad aspettare il ritorno di guida e consorte, la pioggia, il freddo e il vento erano diventati ormai insopportabili, avevo bisogno di cibo e calore.
Il campo base è costituito da alcune case in legno e lamiera provviste solo di stanze vuote dove dormire con il sacco a pelo e una piccola capanna allestita a mo di cucina (di cui ho ignorato l’esistenza per la prima ora); qui vivono alcuni ragazzi vietnamiti che lavorano come guide per i connazionali (non parlando essi una parola di inglese) e due ragazze che gestiscono il campo.

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Sono rimasta con loro per diverse ore, senza scambiare parola con nessuno perchè nessuno parlava inglese, io non parlo vietnamita e loro non parlavano italiano; una delle ragazze mi è stata seduta vicina dal primo momento che sono arrivata fino a che Francesco non è rientrato, si è preoccupata di farmi sedere davanti al fuoco per asciugarmi e mi ha offerto del cocomero.
Quel silenzio forzato è stato rigenerante, ero felice di essere li, di vivere una situazione inaspettata senza sentirmi in alcun modo a disagio; ho ricevuto grandi sorrisi e sguardi curiosi per tutto il tempo.
Vedevo nelle persone davanti a me il desiderio di comunicare senza che ci fosse però il mezzo per farlo, ed era lo specchio di come mi sentivo io in quel momento.
Se trovo la lampada di Aladino giuro che esprimo il desiderio di parlare tutte le lingue esistenti, in modo da poter comunicare con tutte le persone incontrate lungo la strada.

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Dopo aver consumato il pranzo tutti insieme intorno al fuoco, io, Tik e Francesco siamo nuovamente partiti per raggiungere il punto di partenza e poter quindi tornare a Sa Pa.
Il viaggio di ritorno è stato senza dubbio più semplice grazie al sole che finalmente è spuntato tra le nuvole e un clima senza dubbio più asciutto.
E’ stato faticosissimo, è vero, ma lo rifarei mille volte.
Non dobbiamo mai pensare di non essere all’altezza di fare qualcosa, bisogna sempre provarci. Al massimo non si arriva in cima ma almeno si prova!

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Spero di non avermi impauriti troppo,
Danila.

 INFO UTILI per organizzare la vostra escursione sul Fansipan

– Per chi vuole provare il trekking sul Fansipan è possibile scegliere il pacchetto più adatto alle vostre esigenze; noi per mancanza di tempo abbiamo scelto l’escursione giornaliera con partenza alle 4.30 e ritorno alle 17. Se avete più giorni a disposizione potete scegliere la scalata in 2 o 3 giorni pernottando nei campi base incontrati lungo il percorso.
– E’ possibile inoltre scegliere se fare un’escursione del FanSiPan di gruppo o un’escursione privata; noi abbiamo optato per la seconda opzione poichè avevamo i tempi strettissimi, la sera ci aspettava il treno per tornare ad Hanoi e non potevamo rischiare di perderlo per colpa di terzi.
Con il senno di poi è stata in ogni caso la scelta migliore; il percorso è impervio e ognuno ha i suoi ritmi dovuti all’età, al grado di allenamento, alle capacità personali; immaginate di ritrovarvi in un gruppo di dieci persone in cui gli altri sono esperti escursionisti e corrono su per il costone mentre voi arrancate una camminata incerta. O al contrario se siete i migliori del gruppo vi ritroverete a dover aspettare gli altri.
– il costo del trekking giornaliero del FanSiPan con guida privata è di 70 euro a testa e prevede il servizio di pick up dal vostro hotel, il trasferimento fino al punto di partenza, un pranzo al sacco e una bottiglia d’acqua.
– Sa Pa è piena di agenzie che organizzano escursioni, noi abbiamo scelto la Duc Minh Travel su Cau May.

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