E quindi eccomi qui, di nuovo in aereo, ancora con una penna in mano e la mia agendine sul tavolo, Bob nelle orecchie e il cuore che scoppia, é tempo di tornare alla base, la vita vera chiama.(…)

Lascio l’Asia piangendo, con le lacrime calde e salate che scorrono lente sul viso imperlato di sudore, mentre realizzo che questa volta ad attendermi non ci saranno una nuova metà e un nuovo hotel, consapevole che il rientro sarà tremendo, che sarà difficilissimo tornare a lavoro dopo un mese lontana.

Il mio cuore piange con me, é assurdo come ci si possa sentire così tanto a casa in un posto così lontano da casa, come ci si senta un piccolo tassello perfettamente integrato in un tutto gigante, un miscuglio disordinato di culture, etnie, abitudini, colori E sapori; un mosaico perfetto che sembra completo solo quando te prendi a farne parte.

Ho trascorso venti giorni tra Cambogia e Vietnam vivendo realtà autentiche, cercando di allontanarmi il più possibile dal luccichio artefatto dei posti per noi “western”, dove i local non fanno che inchinarsi servili, forzando rigidi sorrisi di circostanza.

Ho cercato di mettermi sempre alla prova, di superare i miei limiti e di non lamentarmi mai; ho sopportato in silenzio il caldo asfissiante che regolarmente toccava i quaranta gradi, ho camminato ogni giorno per chilometri e chilometri procurandomi calli sempre nuovi, ho fatto trekking sul Fansipan con delle condizioni meteo che a casa avrebbero causato un malumore da far spavento, ho impedito ad un attacco di panico di avere la meglio e farmi diventare pazza mentre navigavamo intorno a Koh Rong, ho dormito praticamente ovunque senza mai storcere il naso.

È stato un viaggio pieno, ricco fino a scoppiare, tanti sogni realizzati, così tanti che se ci penso in questo momento mi sembra di sognare e ho paura di svegliarmi da un momento all’altro e perdere tutto, ho bisogno di fissare emozioni e ricordi e rendermi conto che é tutto vero, che fantasia e sogni ad occhi aperti non c’entrano.

Io sono stata in Cambogia e Vietnam e sono anche tornata a Bangkok.

Forse dovrei ripetermelo e riscriverlo centinaia di volte per essere sicura sia vero.

A tre settimane dal rientro, questo viaggio sembra ancora più irreale e troppo bello per essere vero.
Ho scritto una dietro l’altra tutte le tappe dell’itinerario e non mi sembra possibile di essere riusciti a fare davvero tutto ciò.
É la prima volta che abbiamo impedito alle distanze di limitare il nostro percorso, in barba alla comodità dei mezzi o ai tempi di percorrenza – decisamente esagerati – abbiamo costruito il nostro viaggio giorno dopo giorno, senza mai programmare nulla in anticipo, lasciandoci guidare dall’istinto e dalle preferenze, non dalla guida.

Durante questo viaggio in Asia ho cambiato tante piccole abitudini della mia quotidianità avvicinandomi il più possibile alle culture incontrate, prima tra tutte l’abbandono della forchetta deliziosamente sostituita dalle funzionalissime bacchette.
Dopo qualche giorno, il superamento del trauma da cambiamento, mi ha permesso di realizzare che l’utilizzo delle bacchette rende il pasto molto più lento favorendo la digestione corretta e permettendo di sfruttare il momento del pasto come momento di convivialitá e condivisione.

 

Una delle novità a cui mi sono abituata di buon grado è la sveglia all’alba, azione che di per sé dona una piega positiva alla giornata, che appare così lunga e sfruttabile.

Sia in Cambogia che in Vietnam si ha l’impressione che la gente non dorma mai, già prima dell’alba è possibile comprare street food e vedere tante donnine che iniziano ad allestire mercatini e bancarelle.

Da quando sono tornata mi sveglio sempre prima delle 8 senza l’ausilio della sveglia, con un rilassamento e una forza mai provate prima.
Svegliarsi presto permette di avere più tempo per se stessi, magari per fare sport o semplicemente per leggere quel libro che ci piacerebbe tanto leggere ma che continuiamo ad accantonare per mancanza di tempo.

Dopo un mese con solo uno zaino in spalla, mi sono resa conto di quante cose inutili desideriamo-compriamo-usiamo ogni giorno, tutte cose di cui è perfettamente possibile fare a meno.

Ho visto bimbi giocare con il nulla, in mezzo al nulla, sorridenti e felici come noi non riusciamo più ad essere.
Abituarsi ad avere tutto – e con tutto non intendo una villa da un milione di euro e due auto sportive, ma semplicemente tutto il necessario – fa perdere valore non solo alle cose ma anche e soprattutto alle sensazioni che rischiano di perdere la loro intensità, schermate come sono dall’oggetto e dal possesso.

Viaggiare, nel senso più vero del termine, significa conoscere, imparare, rendersi consapevoli delle differenze con il resto del mondo e imparare a colmare le nostre lacune quando il diverso con cui ci confrontiamo è migliore di noi.

Viaggiare è tornare con uno zaino pieno di souvenir e con tante nuove consapevolezze.

Sul tetto dell’Indocina – Vietnam 2015

8 COMMENTI

  1. Quanto è bello poterti leggere in questo post.
    So per esperienza che al ritorno da un viaggio, soprattutto in Asia, si torna immancabilmente cambiati. In questo pezzo c'è tutto il tuo viaggio ineriore e non. E c'è anche il mio viaggio. Nonostante non abbia ancora visto Cambogia e Vietnam, le ho viste attraverso i tuoi occhi e le tue parole.
    <3

    • Ciao Ila <3 grazie per questo bellissimo commento.
      É bello sapere che qualcun'altra capisce cosa intendo quando parlo del ritorno da un continente così forte…
      Ti auguro di vedere questi paesi prestissimo… Sono meravigliosi.

      Ti abbraccio, Danila.

  2. Che belle parole Dani <3
    Mi hai fatto venire una voglia tremenda di comprare uno zaino e partire per l'Asia, mi sembra che ti faccia capire e scoprire più cose di te!
    Sogno *.*

    • Ely mi hai scritto la cosa più bella che potessi scrivermi, saper che le mie parole ti hanno fatto venir voglia di andare è più importante che ricevere mille mila visualizzazioni al post.
      Compra il tuo zaino e parti, non te ne pentirai…PROMETTO!

  3. Come ti capisco..ad un anno dal mio viaggio in Thailandia, il pensiero fisso è tornare in Asia. Finalmente lunedì parto per il Giappone, sarà completamente diverso dal sud-est asiatico ma sono sicura che è un’altra meravigliosa sfaccettatura del continente di cui mi sono innamorata.
    Spero di ripercorrere alcune tappe del tuo viaggio tra Cambogia e Vietnam l’anno prossimo 🙂

    • Ciao Roberta, il mal d’Asia attanaglia… sempre e comunque!
      come è andato il tuo viaggio in Giappone?
      Spero di tornare presto in Asia!!!

  4. È veramente come l’hai descritta la cambogia. Io ci sono stata tre mesi ed ho abitato nel villaggio di mio genero. Niente acqua corrente niente elettricità dormire sul pavimento no confort. Ma tanta tanta pace interiore.

LASCIA UNA RISPOTA