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Prima che iniziate a imprecare contro di me vi avviso che oggi vi porterò a vedere l’alba ad Angkor Wat quindi non potete odiarmi per aver così tanto a parlare di Asia.
Avevo promesso di raccontare tutto e subito ma il poco tempo libero non mi ha permesso di dedicare a questo momento di riflessione il tempo che merita.
Non basta riaprire l’agendina, scegliere due foto e dire quanto costa il biglietto.

 

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Quando in ballo ci sono i ricordi di un viaggio in Asia, tutto prende un’altra piega, l’importanza cambia, ti poni a quei ricordi con un fare quasi servile.
Vorresti ricordare ogni istante, ogni momento, ma sai anche che è impossibile; nonostante le ore di filmati con la GoPro, nonostante le migliaia di foto che hanno riempito memory card e hard disk, non è possibile ricordare tutto.
E allora, forse, la cosa migliore da fare è lasciare, a quei ricordi, il tempo di sedimentarsi nella tua testa e nella tua anima e dargli il tempo di riaffiorare spontaneamente, al momento giusto.

Complice un risveglio forzato – e inutile – all’alba, mi sono ritrovata a rincorrere i ricordi che correvano a briglie sciolte verso Angkor Wat, quel magnifico complesso architettonico che mi ero imposta di non guardare MAI su google e che ho scoperto maestoso e fiero, delicatamente poggiato su di un cielo incantato, tinteggiato dei colori dell’alba.

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Mi astengo dal narrarvi quanto faticoso sia svegliarsi alle 4 del mattino e mettersi su di un tuk tuk che sfreccia nel buio delle strade cambogiane.Mi astengo dal narrarvi quanto faticoso sia svegliarsi alle 4 del mattino e mettersi su di un tuk tuk che sfreccia nel buio delle strade cambogiane.
Se volete vedere l’alba ad Angkor Wat questo è; ed è inutile anche dirvi che ne vale la pena…. mi pare scontato!! Ne varrebbe la pena anche se ci dovesse arrivare a piedi con temperature sopra i 40 gradi o col gelo artico che ti schiaffeggia
Angkor Wat è da togliere il fiato, l’alba ad Angkor Wat è sublime.
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Francesco in front of Angkor Wat

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Mi rendo conto che Angkor Wat non ha bisogno di molte presentazioni, comprare nelle classifiche dei Guinnes dei Primati come sito religioso più grande al mondo; è il luogo più visitato dell’intera Cambogia e ne è anche il simbolo, tanto da apparire sulla bandiera cambogiana.

In ogni caso è sempre meglio rinfrescare – o forse apprendere – un pizzico di storia khmer.Il grande complesso di Angkor Wat vide la luce intorno al 1100 quando re Suryavarman II ne avviò i lavori di costruzione, lavori terminati appena quarant’anni dopo.L’ipotesi più accreditata è che l’intera costruzione sia un mausoleo, un luogo dove il re potesse essere ricordato in seguito alla sua morte.Il sito di Angkor era destinato ad entrare nei Guinness sin dalla sua costruzione, infatti, intorno all’anno mille, l’antica capitale Khmer, ospitava diverse centinaia di miglia di abitanti, decine di volte più di quelli che si potevano contare nelle città europee.Attualmente gli edifici meglio conservati sono dei templi che hanno visto un’importante opera di ristrutturazione a partire dal ‘900 grazie al contributo dei francesi; attualmente nuovi opere di restauro sono sponsorizzate dall’India e dalla Korea.Il motivo per cui ancora oggi è possibile vedere i templi e non la residenza reale (situata ad Angkor Thom – ve ne parlerò appena possibile ) è legato all’usanza di utilizzare materiali più resistenti e pregiati per i primi e del semplice legno per l’altra.
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Per arrivare al cospetto di Angkor Wat si costeggia il grande fossato quando è ancora notte e l’umidità crea degli affascinanti giochi di luce, la nebbia avvolge quella situazione surreale e fantastica rendendola offuscata e ancora più incredibile.
Mai in vita mia dimenticherò la forte emozione che ho provato incamminandomi al buio verso Angkor e iniziandone a vedere i contorni maldestri tinti di fucsia; ricordo ancora il groppo alla gola che ho sentito realizzando che quella era la prima volta che vedevo Angkor Wat e lo stavo facendo così, dal vivo, all’alba, in una situazione di quiete estrema.Intorno a me altre decine di persone camminavano silenziose e curiose, cariche di aspettative, desiderose di poter finalmente vedere dal vivo qualcosa che tante volte avevano rimirato dallo schermo di un computer.
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Con il mio cappuccino caldo in mano e gli occhi stropicciati per il sonno ho camminato fino ai due laghetti davanti al tempio e mi sono seduta ad aspettare che la natura andasse in onda baciando con la sua luce magica una delle meraviglie che l’uomo ha saputo costruire.

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Devo essere sincera…
I tanti momenti davvero toccanti, alcuni tristi, altri commoventi con cui mi sono confrontata durante questo viaggio, nulla hanno potuto in confronto alla sensazione di felicità piena che ho provato davanti ad Angkor Wat quando qualche lacrima ha dato un retrogusto salato alle mie gote e ho realizzato che ero davvero in Cambogia e stavo realizzando un altro sogno.

Vivi. Sogna. E si felice.

 

Buon lunedì ragazzi!

PS: vi piacciono le immagini così grandi o le preferite più piccole come le metto di solito? 🙂

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