Nel post di oggi non ci sono consigli di viaggio ma riflessioni più o meno sparse circa il mio modo di approcciarmi alla realtà del viaggio.

Direzione Death Valley – California 2014

La domanda che più spesso mi é stata rivolta negli ultimi anni, quando si parla di viaggi, non é, ahimè, quale sia stato il viaggio più bello o quale sia il prossimo, ma quanto costino i miei viaggi e soprattutto dove prendo i soldi per viaggiare.
Tralasciando l’istinto irrefrenabile di rispondere “fatti i cazzacci tuoi visto che non me li dai tu”, mi prendo, spesso, la briga di provare a rispondere e far capire, almeno in parte, quanto per me un viaggio sia essenziale al pari di un posto in cui vivere o i pasti quotidiani e provo a spiegare come preferisco rinunciare ad alcune spese per me inutili a favore di un viaggio.

Non sono cresciuta facendo un viaggio l’anno, anzi fino ai 16 anni non sono neanche mai uscita dal territorio nazionale, e questo fino ad un certo punto non mi é  pesato.
Ho da sempre avuto delle mete dei sogni, come tutti, ma non avrei mai pensato di improntare la mia intera vita intorno al viaggio.

Non mi sarei certo mai sognata di riuscire a fare piû viaggi nell’arco di un solo anno e ancora oggi, quando il mio cuore cerca di correre a briglie sciolte verso il mondo intero, tento di ricordarmi che devo essere già felice e soddisfatta di quello che riesco a fare.

Mentre qualche anno fa partire ogni sei-nove mesi mi sembrava un’immensa fortuna, ora partire ogni tre mesi appare come una tremenda tortura.

Quando si parla di viaggi la ragione scompare.
Non riesco a pormi del limiti temporali o spaziali.
Potrei, vorrei viaggiare sempre.
Se potessi classificare i miei sogni direi che viaggiare fino allo sfinimento sarebbe il primo di essi.
Con i viaggi sento di aver trovato il mio posticino nel mondo.
Niente mi fa sentire così adeguata e all’altezza della vita quanto il viaggio in se.
Quando viaggio sono me stessa così tanto da non riconoscermi.

Nel momento in cui salgo in auto-aereo-treno tante piccole catene che mi tengono legata al mondo si infrangono e la me più vera sorge.

Pensare che una persona possa essere ricca valutando soltanto il numero dei viaggi è sciocco.
Nessuno sa cosa c’è dietro quel viaggio nè tantomeno sa quale sia la storia dei soldi che pagano quei viaggi.
Cito la mia amica blogger, colei grazie alla quale mi sono avvicinata al mondo dei travelblog, Manuela Vitulli:

“Cerco di prendermi cura del mio orticello senza badare troppo a quello che fanno gli altri. 
Non mi interessa se l’erba del vicino è davvero più verde perché voglio concentrarmi su me stessa, sono impegnata a lavorare sul mio orticello (magari dal verde più sbiadito, ma mio). 
E – oltretutto – se l’erba del vicino è più verde, sai che ti dico?
Ben venga. A ognuno i propri meriti, ammetterlo non fa mai male.”
Vi abbraccio,
Danila.

2 COMMENTI

  1. sottoscrivo ogni parola. ho uno stipendio normale (cioè basso) e nell’ultimo anno e due mesi sono partita 8 volte e ho visto tre diversi posti in europa, 5 paesi asiatici e due città italiane che volevo rivedere. per viaggiare rinuncio ovviamente ad altro ma in realtà sai che ti dico? non le vivo nemmeno come rinunce. sono ben felice di partecipare ad una cena in meno stando a casa con un buon libro e con, tra le mail, un biglietto aereo che mi aspetta…. 😉
    bel post!
    http://www.audreyinwonderland.it/

    • Ciao Audrey é bello vedere che hai colto il senso del mio post <3
      Come dici anche te non sono vere rinunce ma solo scelte e nulla vale quanto un viaggio!

      Ti abbraccio, Danila.

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